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martedì 15 ottobre 2013

Dopo 10 mesi di guerra - situazione militare mondiale al maggio 1915



Come si arriva al 24 maggio 1915
Dopo 10 mesi di guerra - situazione militare mondiale al maggio 1915

Iniziata ad agosto del 1914, la Grande Guerra ebbe un inizio movimentatissimo, ma dopo le grandi offensive e contro offensive, sia sul fronte occidentale che su quello orientale, gli eserciti sui vari fronti si fissano nelle trincee.
Ciò succede perché le tattiche campali utilizzate non hanno più una coerenza con la moderna tecnologia bellica prodotta all’epoca.
Le operazioni militari, in terra per mare e nel cielo, rispondono tutte alla stessa regola, che vede un equilibrio di tre forze : Mobilità, Potenza di fuoco e la Protezione. Nel 1914, questo equilibrio è rotto in favore della difesa, e i fronti si stabilizzano, perché nessuno ha più la forza di vincere una battaglia penetrando in profondità in territorio nemico.
Basta infatti una mitragliatrice dietro un ponticello di terriccio per bloccare un Battaglione. La po-tenza di fuoco espressa dalla difesa insomma, non è più bilanciata dalla capacità di movimento e dalla protezione degli attaccanti.
Tutti gli Stati Maggiori impegnati, cadono quindi in depressione e riflessione.

Presa coscienza di ciò negli alti comandi, si hanno due atteggiamenti generali, una è quello dell’attendismo dell’Intesa, l’altro è quello di trovare una novità tale per cui il fronte si rimetta in movimento. Francia e Gran Bretagna, potendo contare sull’alleato Russo che scatena offensive a comando sul fronte opposto, restano in attesa che gli imperi centrali vengano strangolati dal blocco economico e marittimo, gli imperi centrali invece, consci della loro limitata autonomia economica a causa del blocco operato dall’Intesa, cercano una diversa soluzione. I tedeschi puntano sullo studio di nuove tattiche campali …che vedremo in seguito, gli Austriaci invece pensano a nuove alleanze o accordi. È in quest’ottica che nasce la proposta Austriaca di garantirsi pienamente la neutralità italiana offrendole un compenso. Ciò avrebbe permesso all’Impero di liberare tutte quelle forze che altrimenti venivano tenute in presidio sulla frontiera con l’Italia, costituendo una riserva mobile da lanciare in battaglia.



L’Italia risponderà con una contro proposta, che ha lo scopo di prendere tempo, perché il Governo e SM il Re, hanno già deciso quale dovrà essere l’impegno italiano, si tratta solo di stabilire il quan-do ed il come (vedere La discesa in campo dell’Italia)
E’ chiaramente una controproposta quella italiana, che ha lo scopo di prendere tempo, perché SM il Re, ha già deciso quale dovrà essere l’impegno italiano, si tratta solo di stabilire il quan-do ed il come.

Infatti l’Italia sta trattando parallelamente e freneticamente nel segreto più assoluto con l’intesa il suo impegno sulla base di un patto, definito poi “Patto di Londra” che prevede annessioni al Regno di territori importanti. Vengono promesse le province austriache fino alla frontiera alpina del Brennero, l’Istria, Gorizia, Gradisca, Trieste, la Dalmazia settentrionale, Va-lona e parte del territorio albanese, la sovranità definitiva sul Dodecanneso in Egeo e la provin-cia turca di Adalia in Asia Minore, oltre alla possibilità di una ulteriore espansione coloniale in Africa da concordarsi in seguito (Pag. 150 de “VE III, l’astuzia di un Re” di Antonio Spinosa)

A questo punto però, viene da chiedersi…
Ma perché l’Italia non accetta la proposta Austriaca che ha il vantaggio d’essere a costo ZERO ?
Intanto perché non è una proposta a costo zero, (Vedere Accordo preliminare del 27 marzo 1915) e poi perché Vittorio Emanuele III ha chiaramente compreso che la guerra gli Imperi centrali non la possono vincere per questioni strategiche e geografiche, e che quindi delle promesse di una potenza sconfitta, all’Italia non sarebbe venuto in tasca nulla.

L’Italia entra quindi in guerra contro l’Austria per i motivi su indicati il 24 maggio 1915.
Alle ore 03,30 del mattino, fanti italiani attraversano il confine, preceduti dal tiro di artiglieria…
La dichiarazione di guerra era stata consegnata a Vienna il giorno precedente.


Uno dei luoghi comuni che si usa più spesso per aprire l’argomento e screditare fin dalle prime battute il “fatto storico”, recita che il popolo italiano nel 1915 non sente l’ardore della guerra, che non la vuole, e che non sente il bisogno di questa impresa. E’ quindi complessivamente contrario. Ora nessuno penso abbia mai sentito il bisogno - tra il popolo - di scendere in guerra, ne prima ne dopo di allora, ma non è corretto neppure scrivere che gli italiani erano tutti contrari e che nessuno sentiva questo “dovere”.
Basti pensare che i volontari inizialmente furono numerosissimi, …arrivarono addirittura dall’estero. Quando gli emigranti ebbero notizia che l’Italia era entrata in guerra, oltre 67.000 nostri connazionali rientrarono in Patria volontariamente per arruolarsi e fare sentitamente il loro dovere. Sono numeri che con l’attuale fiducia nelle istituzioni di questa repubblica sembrano impossibili, eppure, questo era il sentimento di amore vero, verso il proprio Paese. Questa l’unità di popolo che già allora esisteva. 

Dal canto suo, il Re parte per il fronte alla mezzanotte del 25 maggio, in sordina e quasi di nasco-sto, dopo aver lasciato a Roma come Luogotenente del Regno, lo Zio Tommaso di Savoia, Duca di Genova.
Il 26 maggio, non appena giunto a Torreano di Martignacco nell’Udinese prende residenza in una villetta che battezza immediatamente Villa Italia. Da quel luogo scrive da soldato il Proclama alla Nazione. 

Il proclama è rivolto in modo particolare ai soldati, e riconosce nel nemico un avversario “agguerrito e degno”, e quanto fosse “favorito dal terreno”.
Prevede una “tenace resistenza” ma si diceva certo che l’esercito italiano avrebbe saputo superarla con “indomito slancio”
Nel proclama emerge chiaramente il rispetto per l’avversario, e l’obiettivo da raggiungere : il completamento dell’Unità nazionale.

giovedì 10 ottobre 2013

La discesa in campo dell’Italia (La scelta di VE III)



Come si arriva al 24 maggio 1915
La discesa in campo dell’Italia (La scelta di VE III)

Fatta la scelta corretta (momentaneamente) di essere neutrali, perché l’Italia alla fine scende in campo ?
Essere oggi politicamente corretti, vuol dire ribadire alla noia, urlando se è necessario che l’Italia doveva e poteva restare fuori dal conflitto.
Dirlo oggi è facilissimo, farlo nel 1914/15 era difficile, anzi nelle nostre condizioni, era pressoché impossibile.
Occorre ricordare che l’Italia, era un Paese con una popolazione numerosa ed in grande sviluppo demografico, che già stentava a trovare sussistenza. Sono di allora infatti le grosse masse di emigranti che prendono il mare per cercar fortuna altrove. L’Italia inoltre, come abbiamo visto, viveva un isolamento internazionale (politico) ma dipendeva dall’estero per quanto riguardava i rifornimenti alimentari e l’energia (economia) soprattutto dalle potenze occidentali dell’Intesa. Di fatto il nostro Paese, veniva tollerato all’estero, perché membro di un’alleanza militare oppure perché eravamo dei grossi clienti. 
Ecco quindi che SM il Re Vittorio Emanuele III - che la storiografia ufficiale dovrà prima o poi rivalutare nella sua grandezza – compresa questa situazione, cala il primo degli assi, che in 46 anni Regno, lo caratterizzeranno, e che favoriranno la sopravvivenza stessa dell’Italia nonostante tutto e nonostante tutti.


Egli infatti, con la sua intelligenza intuisce che pur non essendo “obbligato” ad entrare in guerra, lo deve fare per garantire al suo paese un processo di sviluppo, economico e sociale nel futuro, ma soprattutto di poterlo fare questo sviluppo, …in piena autonomia e sovranità.

Purtroppo ha di fronte una classe politica e dirigente abbastanza miope che vede nelle piccole commesse militari per l’estero, una facile fonte di guadagno immediata. L’opinione pubblica poi - vessata da politicanti ancora più miopi - risulta in maggioranza contraria, e si trova divisa da grossi problemi sociali.

I contrari alla guerra, vorrebbero aspettare la fine della stessa per poi aggirarsi come avvoltoi senza onore sui tavoli della pace per raccogliere qualche briciola. Giolitti ad esempio è tra questi, contro l’intervento.
Va detto che la situazione internazionale con lo scatenarsi della guerra nel 1914, non era certo migliorata per l’Italia, anzi i rifornimenti di cereali e di carbone sono parecchio rallentati dalle necessità dei Paesi già in conflitto tra loro, e sarebbe andata anche peggio una volta che il conflitto fosse finito. Chiunque fosse uscito vittorioso dal duello infatti, non avrebbe più avuto per molto tempo, un contrappeso internazionale, e avrebbe potuto chiedere all’Italia qualsiasi cosa, perché l’Italia rimasta sola nel suo isolamento, sarebbe stata senza possibilità alcuna di potersi difendere. Le colonie sarebbero state la prima vittima, ma poi le isole dell’Egeo, le concessioni in Cina e via dicendo. Era sicuramente possibile un processo di erosione simile a quello che aveva interessato la Spagna nell’800, e stava interessando l’Impero Ottomano tra la fine dell’800 e inizio del ‘900.

Per convincere i politici e l’opinione pubblica ad intervenire quindi, il Re, ha dalla sua l’ancora diffusissimo sentimento anti tedesco risorgimentale. Ha buon “gioco” su di esso, grazie al fenomeno fortissimo dell’irredentismo. L’obiettivo era di rompere l’isolamento internazionale di cui l’Italia è vittima, e completare in un colpo solo l’unità nazionale. Vuol però dire entrare in guerra contro gli ex alleati in favore delle potenze dell’Intesa.

Passa al contropiede quindi, per garantire all’Italia, l’aria stessa per respirare.
È un capolavoro di politica estera in base alle prerogative concesseGli dall’Articolo 5 dello Sta-tuto Albertino.
Art. 5. - Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato: comanda tutte le forze di terra e di mare; dichiara la guerra: fa i trattati di pace, d'al-leanza, di commercio ed altri, dandone notizia alle Camere tosto che l'interesse e la sicurezza dello Stato li permettano, ed unendovi le comunicazioni opportune. I trat-tati che importassero un onere alle finanze, o variazione di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l'assenso delle Camere.

Re Vittorio Emanuele III fu il vero regista dell’Intervento, a cominciare dai negoziati  segreti che portarono il 26 aprile 1915 alla firma del “Patto di Londra” insieme alle Potenze dell’Intesa: Inghilterra, Francia e Russia. Le clausole segrete di questo  accordo, che promettevano all’Italia una cospicua espansione territoriale, furono il motivo che spinsero il Sovrano ad abbandonare definitivamente i vecchi alleati, che avevano nutrito sempre sentimenti di ostilità nei confronti dell’Italia e gli diedero la possibilità di realizzare il sogno di completare l’epopea risorgimentale, portando a termine il processo di unificazione nazionale che il suo avo Re Carlo Alberto aveva iniziato varcando il Ticino nel marzo del 1848.
Solo Re Vittorio Emanuele III, il Presidente del Consiglio Salandra ed il nuovo Ministro degli esteri, il Barone Sidney Sonnino, erano a conoscenza del Patto di Londra, di cui erano anche gli artefici.
Le “radiose giornate” che portarono all’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Intesa
furono però non furono facili, e vi furono diversi colpi di scena, che tennero l’ago della bilancia “pro e contro la guerra” sempre in equilibrio.
Mai come in quei frangenti Re Vittorio Emanuele III fu il “deus ex machina” della situazione. Il 3 maggio comunque, l’Italia comunicava a Vienna la rottura del Trattato della Triplice Alleanza, ma il 13 maggio Antonio Salandra si sentì costretto a rassegnare al Re le sue dimissioni in seguito alla crisi extraparlamentare provocata da oltre trecento deputati e cento senatori, che dimostrarono la loro solidarietà con il neutralista Giolitti inviando alla sua abitazione romana una montagna di biglietti da visita e lettere di solidarietà.
Di fronte alle dimissioni del Governo interventista di Salandra, Vittorio Emanuele III, sempre convinto della necessità di entrare in guerra, seppe condurre il gioco con grande abilità.
Dopo brevissime consultazioni, convocò nuovamente il dimissionario Antonio Salandra il 15 maggio, e lo incaricò di presentarsi alle Camere a chiedere la fiducia. Poiché Salandra recandosi a Villa Savoia dal Sovrano aveva detto: “Il nostro ritorno è la guerra”, era ben chiaro, che diventava da quel momento il simbolo stesso della decisione del Governo di entrare in guerra. Il 16 maggio il suo Governo ottenne la fiducia parlamentare con ben 407 voti a favore e solo 74 contrari. Giolitti alla fine aveva ceduto, votando e facendo votare ai suoi estimatori a favore!

Quella del Sovrano fu una decisione sofferta, perché respingendo le dimissioni di Calandra, spianò la strada all’intervento dell’Italia in guerra a fianco delle Potenze dell’Intesa. Del resto, il Re aveva già operato la propria scelta di campo quando aveva sottoscritto il Patto di Londra.
Vittorio Emanuele III, fedele al principio secondo il quale “quando un governo è debole, la Corona deve essere forte” guidò la Nazione in quel particolare momento storico in perfetta sintonia con il suo ruolo di Monarca costituzionale, cioè rispettoso delle prerogative Statutarie.
In quel “maggio radioso” Vittorio Emanuele III portava a termine un progetto che aveva in mente a partire dal 1900, allorché era salito al trono: il progressivo sganciamento dell’Italia dalla Triplice Alleanza a fianco degli Imperi Centrali, e in particolare di quell’Impero Austro-Ungarico che occupava le nostre terre irredente di Trento e Trieste, ed il nostro allineamento a fianco delle Potenze dell’Intesa.

Alberto Conterio

mercoledì 9 ottobre 2013

La scelta iniziale di neutralità ed il cambio di alleanza dell’Italia

Come si arriva al 24 maggio 1915
La scelta iniziale di neutralità ed il cambio di alleanza dell’Italia

Tradimento!!! E’ uno dei cavalli di battaglia di coloro che amano sminuire l’Italia. L’Italia insomma, non può e non deve vincere mai. Se lo fa, è perché ha tradito, oppure perché è stata aiutata a vincere.
Ma andiamo con ordine :

L’Italia firma un’alleanza con la Germania e L’Austria Ungheria nel 1882, in un momento parti-colarmente difficile della nostra politica internazionale. In quel periodo infatti, l’Italia viene “invitata” dalla Gran Bretagna a prendere parte ad una azione congiunta in Egitto, l’Italia rifiuta, e subito dopo la Francia, prende in contropiede la nostra ingenua politica estera occupando mili-tarmente la Tunisia, che da qualche lustro, era considerata ormai estensione italiana in terra d’Africa a seguito di un forte movimento migratorio di nostri connazionali in quelle terre.
Ma qual’era il quadro generale della presenza italiana in Africa in quel periodo?

Molto semplice, l’Italia in Africa era sbarcata acquistando la baia di Assab in Eritrea nel 1867, e procedeva con la sua politica di penetrazione pacifica, fatta di acquisti ed accordi commerciali. La politica imperialista britannica (definita della cannoniera) mal si sposava con l’Italia e l’invito di cooperazione britannico venne quindi rifiutato. Il fatto compiuto francese però, provocò un brusco risveglio. Ci si accorse che la deriva mondiale, era quella che mirava alla conquista militare immediata dei territori ancora liberi. Questa politica, tendeva chiaramente ad escludere l’Italia - ultima arrivata - dalla spartizione mondiale. L’invito inglese infatti, aveva lo scopo di “guidare” la nostra politica coloniale dove gli interessi inglesi erano già ben radicati e si non poteva più nuocere. 
 

La risposta italiana, dettata dalla paura di restare effettivamente isolati, fu l’alleanza con Germania e Austria, vista più che altro come una sorta di “assicurazione internazionale” .
L’Italia nel frattempo, continuerà a comportarsi “contro corrente”. Il nostro colonialismo infatti non fu mai di sfruttamento, al contrario… fu un colonialismo visto come possibilità di far lavorare la nostra gente. Ed infatti ricordiamo, che nel 1889, l’Italia istituisce la “Società antischiavista”. È il primo paese al mondo ad abolire con legge dello Stato la schiavitù. All’Italia non servivano schiavi, serviva invece terra da far lavorare agli italiani. Erano gli anni in cui migliaia di italiani prendevano la nave per recarsi a cercar fortuna lontano. L’agricoltura era allora ancora di tipo estensivo, …non intensivo e il suolo italiano non bastava a dar da mangiare ad una popolazione decisamente numerosa come la nostra. 
Tornando all’alleanza con Germania e Austria però, gli storici d’oggi, omettono quasi sempre dall’affermare, che si trattava di una alleanza DIFENSIVA. Vale a dire, che i contraenti avevano il dovere di difendersi a vicenda. Cioè, se uno di essi veniva aggredito, gli altri avevano l’obbligo di correre in suo soccorso.
Badate che questo è fondamentale per comprendere la scelta iniziale Italiana di neutralità e poi quella successiva del 24 maggio 1915, ma non è la sola.
Tra i vari articoli che componevano questo trattato di alleanza poi, il 7° prevedeva testualmente…  “la compensazione” all’Italia con territori definiti irredenti ad ogni nuova annessione Austriaca nei Balcani.

Entrando quindi nel merito del tradimento Italiano, facciamo presente che Il territorio della Bosnia, già sotto controllo austriaco dal 1878, fu annesso all'Impero nel 1908 dopo la formale rinuncia della Serbia.
Secondo quanto previsto dal trattato quindi, l’Italia avrebbe dovuto avere già allora una contropartita territoriale. Trento, Trieste qualche isoletta nell’adriatico ? Non era scritto. Al contrario però, non ebbe nulla, neppure un etto di caramelle.
Già a questo punto quindi, ci sarebbero stati i presupposti per gettare a mare il trattato, ma l’Italia non era nella condizione di poterlo fare in sicurezza, e non chiese nulla. Onorò invece il trattato di alleanza confermandolo ad ogni scadenza. La quinta volta nel 1912.  
E si giunge al 1914. L’Austria subisce un attentato gravissimo. L’Arciduca ereditario al trono muore assassinato da un criminale di strada mentre è in visita a Sarajevo. L’Austria è nel pieno diritto di chiedere e di avere giustizia! Nessuno può sostenere ne allora, ne oggi, che un assassino attentatore possa o debba essere protetto da uno Stato sovrano contro un altro. L’Austria però sbagliò ad attendere 30 giorni per chiedere soddisfazione certa con un ultimatum.


In questi 30 giorni cosa succede ? Succede che il fronte interno serbo, anti austriaco, vista la titubanza dell’Austria, prende coraggio, ed incita alla rivolta facendo leva sullo spirito indipendentista e nazionalista Serbo. Quando l’Austria impone l’ultimatum alla Serbia perché consegni i responsabili dell’attentato (sono passati appunto 30 giorni), la Serbia tutta, così ammaestrata, si stringe attorno agli attentatori come fossero degli eroi, tanto che riescono a dare al mondo un’immagine di compattezza nazionale. Il dado a quel punto è tratto… la stampa internazionale si mette in moto, ed in un attimo trasforma un assassino criminale, in un eroe di uno piccolo stato di eroi. Una specie di “Davide” contro Golia insomma.
Naturalmente ciò non è casuale, viene creato ad arte dagli interessi della politica e della finanza internazionale che interagiscono tra le varie Potenze e alleanze dell’epoca (come oggi del resto) per acquisire dei vantaggi.

Ed è la Francia che dirige questo gioco. La Francia infatti, è a caccia della rivincita su Sedan. Sconfitta umiliante inflitta dai Prussiani nel 1870. La Francia vuole disperatamente la guerra!
E così, la Francia preme sulla Russia. Questa da una ventina d’anni ha legami economici fortissimi con la Francia. La Russia quindi, per difendere ed onorare gli investimenti stranieri (francesi) sul proprio territorio, scende apertamente in campo in difesa della Serbia "slava e sorella".
Fatto questo primo passo, si mette in moto un meccanismo automatico che nessuno sarà più in grado di arrestare…
La Germania infatti, venuta a conoscenza della presa di posizione russa, comprende immediatamente di trovarsi tra due fuochi, (si sente presa alle spalle), si irrigidisce e si secca diplomaticamente con la Russia. La Russia - date le sue dimensioni, e per essere pronta ad ogni evenienza - si vede costretta a mobilitare le riserve dell’esercito tre giorni prima della scadenza dell’ultimatum, confermando senza volere e indirettamente le paure tedesche. Non è infatti intenzione della Russia fare la guerra, anzi, ma avendo un territorio immenso e immense masse di soldati da mobilitare, deve anticipare i tempi sugli altri. Purtroppo questo zelo organizzativo, viene male interpretato dalla Germania (immaginiamo le tensioni tra i vari stati di allora) come la goccia che fa traboccare il vaso. Allo stesso tempo però, la Serbia con le spalle “coperte” dal colosso russo “che sta mobilitando”, rigetta sicura, l’ultimatum alla scadenza.
È la tragedia, che all’infuori della Francia nessuno voleva… sia ben chiaro !

L’Austria alla scadenza dell’ultimatum, a sua volta non può per questioni di prestigio tirarsi indietro e dichiara guerra alla Serbia (28 luglio), la Germania alla Russia (1 agosto), questa è una mossa preventiva prima che i russi abbiano completato la loro mobilitazione e due giorni dopo, dichiara guerra anche alla Francia (3 agosto). Il 4 agosto, la Germania inizia le operazioni militari contro Francia appunto, attraversando il Belgio dopo aver chiesto il permesso ed assicurato l’incolumità della popolazione ed indennizzi per i danni che le truppe avrebbero potuto arrecare.
Il Belgio, neutrale solo di facciata, protesta formalmente. La Gran Bretagna in risposta, dichiara lo stato di guerra alla Germania in difesa del Belgio lo stesso giorno. Il 6 agosto è la volta della dichiarazione di guerra dell’Austria alla Russia, e per concludere la prima fase, il 12 agosto Francia e Gran Bretagna insieme dichiarano guerra all’Austria !!!

E L’Italia ? L’Italia si pone in stato di neutralità. Cos’è avvenuto ? Semplicissimo, nessuno nel tempo intercorso tra l’assassinio dell’Arciduca e la dichiarazione di guerra alla Serbia, ha pensato ad avvisare, consultare o anche soltanto informare l’Italia su quanto succedeva e sulle intenzioni. Parliamo naturalmente dell’Austria e della Germania nostre alleate, che trasformarono di fatto un’alleanza difensiva in un presunto obbligo di aggressione.
Domanda… Chi è che ha tradito l’alleanza ? Risposta, l’Alleanza già tradita nel 1908, è stata definitivamente sepolta con gli avvenimenti del 1914, e per mano dell’Austria che urlerà poi allo scandalo.

Alberto Conterio

martedì 8 ottobre 2013

L’irredentismo di ieri



La Prima Guerra Mondiale ed il suo tempo
L’irredentismo di ieri

Tenendo ben presenti le premesse che abbiamo fatto precedentemente, intendiamo rispondere ai luoghi comuni di oggi, argomentando il fenomeno irredentista del tempo.
Oggi, in questa società annoiata e senza valori, il fenomeno dell’irredentismo, può farci sorridere, ma questo era ad inizio 1900 un fatto molto sentito. A qual tempo, l’Italia era un’entità fortemente sentita anche da tutti coloro che pur non essendo geograficamente e politicamente cittadini italiani, si sentivano tali per affinità all’Italia. E’ un fenomeno, che trova termine durante la Seconda Guerra Mondiale, ma come abbiamo detto, a inizio ‘900 è fortissimo e tenuto in altissima considerazione dalla maggioranza della società di allora.

Ma che cos’è il fenomeno irredentista ?
Con il termine irredentismo, si indica l'aspirazione di un popolo a completare la propria unità territoriale nazionale, acquisendo terre soggette al dominio straniero (terre irredente) sulla base di un'identità etnica o di un precedente possesso storico provato.


Chiaramente alla scuola d’oggi, ai nostri ragazzini non si parla di questi argomenti o di questi Eroi. È tutto ciarpame, considerato obsoleto, superato, …addirittura un refuso dell’epoca fascista ! Proviamo a chiedere agli insegnanti più giovani, o ai ragazzini di 15 anni fuori dai licei.

Per la cronaca, irredentismo e fascismo, sono fenomeni separati cronologicamente alla nascita da quasi due generazioni, ma si vuole far confusione !
L'espressione "terre irredente" infatti, cioè non liberate, fu utilizzata la prima volta dal patriota e uomo politico italiano Matteo Renato Imbriani, nel 1877, ai funerali del padre Paolo Emilio, e un giornalista viennese per deriderlo sulla stampa austriaca, lo definì subito "irredentista" !!!

Nazario Sauro, Cesare Battisti, Guglielmo Oberdan ad esempio, sono eroi irredentisti, martiri, caduti per la loro Patria Italia. Sono esempi che sarebbe il caso di valorizzare e trasmettere alle nuove generazioni. Alti ideali comuni, generosità, sacrificio personale, i valori espressi da questi Uomini… e sono valori che non passano di moda, e servirebbero anche oggi, a combattere l’egoismo, il materialismo, il vuoto morale e la noia in cui sono ormai immersi i nostri ragazzini.
Sauro, Battisti e Oberdan sono citati anche nella canzone La leggenda del Piave

Oggi si ama fare sondaggi popolari per avallare la scelta di nomi quali Bettino Craxi o altri “statisti e politici”, alla toponomastica cittadina. È una moda ! Sembra che tutti i comuni debbano avere una via o una piazza intitolata a questo o quell’uomo. Commercialmente parlando, questo succede quando l’articolo che si reclamizza da vendere è difettoso all’origine, perché se fossimo una Nazione seria, non ci sarebbe bisogno di sondaggi o di giustificazioni politiche e culturali per in-titolare una via o un viale ad uno dei tanti Eroi che abbiamo avuto, si tratta di rivalutarli, di renderli “utili” alla società d’oggi…
La nostra è una società che da troppo tempo, cresce con gli esempi sbagliati, e i risultati si vedono :
Non è possibile avere in televisione la presenza costante di ladri, corrotti e farabutti e poi interrogarsi come mai i giovani vengono su male e pensano solo al denaro. Torniamo a proporre loro dei modelli “normali” e anche i giovani torneranno ad esserlo. Ad esempio, credo che non si possa restare indifferenti alla lettera testamento di Nazario Sauro. Sono parole quelle del Patriota. scritte in favore della libertà, dell’altruismo, della coerenza e dell’Italia; sono o non sono argomenti attuali anche oggi? E allora perché non vengono lette e discusse nelle scuole ? Perché nessuno le ricorda più ?

Alberto Conterio